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Quid Tum?

di Slowfinger

Created on 2006-05-04 15:13:50 (#10169487), last updated 2006-05-08

13 comments received, 9 comments posted

Basic Info
Name:slowfinger
Birthdate:08-24
Location:Italia, Italy
Bio
Ho studiato Architettura e mi sono sempre schierato sullo scomodo fronte della Conservazione architettonica, che più che un modo di fare architettura costituisce un indirizzo culturale ben consolidato e orientato al rispetto di tutte le tracce materiali storicamente stratificate, comprese quelle da molti ritenute dissonanti o "anomale" o irregolari o motivo di disordine, presenti nell'ambito del patrimonio culturale esistente inteso in tutte le sue accezioni e al di là delle strumentalizzazioni politiche e ideologiche sempre in agguato, e di quello architettonico in particolare.

Il campo d'azione è rappresentato da tutto il patrimonio costruito esistente, non limitato dunque alle "emergenze monumentali" ma esteso anche al patrimonio edilizio diffuso, a quel tessuto connettivo prezioso, variegato e discontinuo che è il cuore e la base di un senso del "contesto" territoriale che differenzia così profondamente l'Italia da ogni altro paese pur ricco di arte e cultura, perché in esso si radicano indissolubilmente sia quelle emergenze più palesemente e facilmente apprezzabili, sia le collezioni dei nostri musei, rendendo in questo senso unica l'Italia nel mondo. E parte fondamentale, insieme alla biodiversità e al paesaggio, inteso come ambiente meritevole di salvaguardia ma anche arricchito dei contributi tecnici storicizzati dell'uomo, nella definizione di un patrimonio culturale su cui si fonda e deve fondarsi la nostra identità di italiani.

L'indirizzo conservativo ritiene che il rispetto dell'autenticità materiale debba essere il criterio guida primario dell'intervento progettuale sul manufatto architettonico, evitando di operare selezioni, rimozioni, sostituzioni o reintegrazioni pretestuose ai danni di qualunque traccia impressa sulla fisicità del costruito a cui, secondo concezioni deleterie e anacronistiche del restauro, si nega dignità culturale in nome di un'idea astratta di bellezza intesa come presunta armonia e coerenza di forme, di un assurdo e consolatorio balzo all'indietro nel tempo, di improbabili configurazioni originarie o, peggio, "originali", o di un'impossibile unità stilistica, progettuale o cronologica. La storia va accettata nella sua autenticità e le sue tracce sono degne di rispetto anche quando scomode, perché tali solo in base a giudizi ideologici che ne mortificano il valore documentale e andrebbero sempre mantenuti separati rispetto all'intervento sui segni materiali, che ne sono il riflesso spesso contraddittorio ma non per questo meno degno di essere tramandato alle generazioni successive.

Un idea di restauro non intesa, dunque, come "ritorno all'antico splendore", formula ancora oggi scelleratamente in uso in ambito giornalistico come nella più irresponsabile pratica di cantiere, bensì come rispetto per tutte le mutazioni vissute dal manufatto architettonico nella sua processualità storica, puntando a mantenerne viva una identità fondata sulla sua inevitabile mutazione nel tempo. Una pratica progettuale che deve mobilitare una sensibilità culturale maturata tanto in ambito storico-umanistico, con attenzione a discipline collaterali quali archeologia, antropologia, sociologia ed economia, quanto in ambito tecnico-scientifico, per l'importanza da questo assunto in ambito investigativo, diagnostico e "terapeutico" in rapporto alla conoscenza e alla preservazione della materia segnata delle preesistenze. In questo senso un'importanza strategica è assegnata ad una corretta e continua manutenzione preventiva che permetta di escludere il ricorso a tecniche distruttive, macroscopiche ed invasive così come interventi fuori scala, pur senza escludere provvedimenti di arresto del degrado e riparazione compatibile sul piano chimico-fisico con il substrato esistente, oltre che di risarcimento strutturale in casi di dissesto estremo.

Sono infatti proprio quelle tracce uniche e irripetibili, eventualmente difformi, dissonanti o spurie rispetto a qualsiasi "idea" dell'architettura con cui il contesto fisico di questa è segnato nel suo percorso storico fino ad oggi, a trasmettere l'essenza di quell'autenticità, come preziose testimonianze di cultura che sono espressione non solo delle risorse intellettuali mobilitate nell'ambito dei progetti eventualmente elaborati in passato, ma anche, e con pari rilevanza e dignità, di tutte le pratiche esecutive e d'uso, anche episodiche, depositate sulla fisicità della fabbrica architettonica dalle differenti e uniche culture materiali prodotte dall'uomo in precisi contesti storici, economici, geografici e antropologici sedimentati attraverso il tempo su di essa, come scenario apparentemente muto del fare umano e palinsesto tutt'altro che passivo.

Una pratica, inoltre, lontana da compiacimenti ruinistici per un rudere di ascendenza romantica da preservare nel tempo come mummificato, ma che col tempo intrattenga un rapporto dialettico e anch'esso autentico, non escludendosi l'aggiunta all'esistente di nuove parti (ad esempio in caso di ridestinazione funzionale), a condizione di farlo in modo non distruttivo né mimetico e ricorrendo a forze progettuali che siano espressione consapevole della viva cultura contemporanea, e comunque sempre finalizzando l'intervento alla restituzione dell'architettura ad un uso attuale che, pur compatibile con le ragioni conservative, garantisca appieno sicurezza tecnologica e affidabilità funzionale.

E', tutto questo, una mia passione che travalica il modo di concepire l'architettura e l'intervento su di essa per diventare filosofia e, nei limiti del possibile, pratica di vita, con cui conto di "contaminare" anche questo blog, spurio e "incoerente" per definizione. Un atteggiamento che punta a riconoscere la massima attenzione e importanza alle differenze e alle diversità come strumento di arricchimento culturale e umano reciproco e come occasione di dialogo o discussione critica anche accesa, e sofferta, piuttosto che ostacolo da rimuovere, al di fuori di idee rigide, precostituite e fuorvianti di immutabilità, rigidità o purezza. Ridefinendo cioè il valore e il senso dell'identità culturale attraverso un incontro tra il giusto rispetto delle espressioni notevoli di storia e tradizione depositate dal passato e un processo di responsabile mutazione prodotto attraverso la cultura dell'epoca contemporanea. Per cercare di guardare al futuro.
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antropologia, archeologia, arte, cinema, conservazione architettonica, cultura digitale, david gilmour, disegno, eric clapton, filosofia, fumetti, ict, internet, leggere, lingua inglese, medicina, pink floyd, politica, psicologia, restauro architettonico, rilievo architettonico, rinascimento, scrivere, semiologia, sociologia, storia antica, storia dell'architettura, storia dell'arte, storia moderna, viaggiare

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