howlingwolf
Quid Tum?
di Slowfinger
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6/5/06 18:15 - Sicilie e frontiera
Personalmente ritengo che in Sicilia, anzi nelle Sicilie (che sono tante), tutto sia capovolto, gli schieramenti si sovvertano, anzi non ci sia destra né sinistra. In questo senso ritengo molti connazionali eccessivamente schierati, spesso perché è più comodo assumere posizioni più o meno consapevolmente mutuate da altri in materie su cui risulta più agevole evitare di farsi un'opinione. E malgrado il giusto rispetto dovuto a molte battaglie condotte, invece, mettendosi in gioco in prima persona, anche a prescindere dal colore politico e spesso a costo della vita.

In Sicilia c'è così tanto da fare che conta solo la voglia di migliorare le troppe cose raccapriccianti che non solo sopravvivono ma spesso "resistono", e di spolverare le molte appannate che invece valgono. Più che altrove (?) lo si dovrebbe e ce la si potrebbe fare in maniera politicamente e ideologicamente trasversale.

Credo che il sacrosanto dibattito scatenato dallo scellerato progetto Ponte sullo Stretto, solo uno dei tanti nodi che attanagliano la città di Messina tra latitanza del senso civico, squallore amministrativo locale e pervasività di una mentalità clientelare, sia stato in parte strumentalizzato dalle sinistre, perché solleva temi appunto trasversali alle viscere più profonde dell'identità non solo locale ma nazionale, innanzitutto sul piano culturale e civile. Ecco, penso che questo sia solo un esempio di quanto affrontare certi temi da un punto di vista strettamente poltico, nel senso più limitativo del termine, rischi di diventare un'occasione persa.

Anche per tutto questo segnalo la prossima pubblicazione del primo numero della nuova rivista "Casablanca, storie dalle città di frontiera", diretta da Riccardo Orioles.
6/5/06 11:58 - EC is here
1° maggio 2006.  Mentre assisto (parola grossa) al concerto (idem) trasmesso da Rai Tre in diretta da piazza San Giovanni a Roma, mi imbatto per caso nelle pagine on line di un discusso quotidiano nazionale in cui Paola De Carolis pretende di illuminare i lettori sulla figura di Eric Clapton, denunciando la sua scelta di esibirsi in concerto il prossimo 20 maggio con la gloriosa Band du Lac, sbrigativamente liquidata come "nuovo gruppo" formato "per una sera". L'evento è organizzato da Countryside Alliance, organizzazione attiva nell'ambito della tutela della campagna e dei valori della vita rurale, che si batte anche, ma non solo, per l'abolizione dell'Hunting Act, provvedimento legislativo promosso dal governo Blair che da oltre un anno vieta nel Regno Unito la caccia con i cani, in particolare quella alla volpe.

Al di là delle posizioni individuali in materia di salvaguardia della vita animale, e lo dico da fervente e intransigente animalista, ma anche degli argomenti addotti da C.A. dall'interno di un sistema culturale a favore del controllo della popolazione delle volpi a tutela delle coltivazioni agricole, stupiscono sia la disinvoltura con cui nell'articolo si confonde palesemente la partecipazione di Clapton al Live Aid dell'estate 1985 con la sua assenza dal Live8 dell'estate 2005, sia la superficialità con cui viene censurata la sua adesione alla causa di C.A., contrapponendola all'impegno politico-sociale di altre presunte rockstar.

Quando non impegnata a scrivere con tanto rigore, la De Carolis è evidentemente più incline a considerare artisticamente meno valida l'elegia di cui è intrisa la maestà chitarristica testimoniata da Slowhand in quarant'anni di esibizioni dal vivo sempre all'altezza di una fama rimasta incontrastata, rispetto alle esternazioni politico-ideologiche opportunisticamente dispensate da orde di schiamazzatori nostrani ed esteri, privi di capacità di ascolto ma sempre pronti ad usurpare lo status di artista nel nome della più scontata retorica solidaristica di stampo veteromarxista, pur di arrampicarsi su un palco e poter strappare facili consensi a giovani acriticamente ignari delle forme più squallidamente ipocrite e subdole che il marketing discografico possa assumere. Prevalentemente in attesa e alla ricerca di uno specifico merito artistico da intendersi, come optional, secondo una concezione contraddittoriamente mercificata e iperconsumistica dell'arte e senza prescindere dalle scelte di vita personali e private. Scelte come tali sempre meritevoli di rispetto ma anche di rimanere del tutto estranee a qualunque giudizio artistico-estetico.

Perché è chiaro che nell'articolo in questione si parla di Clapton appassionato di caccia non come di un cittadino qualunque, ma per metterne in discussione  l'impegno di musicista, e in questo senso lo si paragona ad altri che non sempre ne meritano l'etichetta. Di tutto questo, il sinistro carrozzone sindacalista e pseudomusicale del 1° maggio ha fornito un ottimo esempio (esibizione di Pino Daniele a parte).

Eric, grazie di esistere, e che tu possa ruggire ancora a lungo da par tuo sui palchi di tutto il mondo.
English countryside ovviamente compresa.

   Foto: Eric Clapton sul palco ieri sera a La Palestre, Le Cannet, Francia, prima tappa del Back Home world tour 2006.
   Clapton si esibirà in Italia il prossimo 7 luglio a Lucca, l'8 a Perugia nell'ambito del festival Umbria Jazz e il 10 all'Arena di Verona. Tutte le date.

4/5/06 20:48 - Questa sinistra Italia
La sana Italia moderata, cattolica e non bigotta potrà dormire sogni tranquilli finché resisteranno due nostrane categorie antropologiche molto pittoresche, probabilmente meritevoli di  attenzione conservativa in quanto componenti della biodiversità destinate a precoce estinzione:

- gli pseudomaoisti e leninisti di principio illusi che basti un generico ateismo comunicativo per camuffare uno stile di vita snobbisticamente oscillante tra il più ipocrita capitalismo imprenditoriale e il peggior consumismo ipertecnofilo intriso di giovanilismo filostatunitense. Inteso, quest'ultimo, rigorosamente a corrente alternata, giusto per beneficiare della manciata di benessere e modernità che ne deriva e demonizzare tutto il resto

- i peggiori "progressisti" (dichiarati) e radical-chic (per lo più inconsapevoli) che si riconoscono in una "Sinistra Moderna" imperniata su un riformismo laico e neopositivista che si gingilla con gli orizzonti più datati di un tardo determinismo d'accatto indifferente a qualunque astrazione del pensiero, quindi alle distinzioni più elementari tra etica e storia, tra coscienza e identità.

Comune a entrambi, invece, l'oscillazione tra uno statalismo solidaristico di puro principio e, soprattutto, una carriera opportunisticamente spesa in ruoli dirigenziali, ovviamente nel privato, come "brillanti manager" magari per una delle multinazionali che tanto criticano sotto mentite spoglie dalle pagine di un blog rosso come il sangue quasi invocato sulle piazze all'apparire di chiunque non la pensi come loro. Mentre suonano la grancassa della tolleranza, alla ricerca di cose di sinistra e con tanto di rock in sottofondo.
4/5/06 20:18 - Numero uno
Dice: perché devo a Pino Scaccia questo post d'esordio? Perché è stato quel crocevia di opinioni, sensazioni e ragioni che probabilmente è ancora la sua Torre di Babele a introdurmi, malgrado egli ne avrebbe fatto ampiamente a meno, a questo universo parallelo, virtuale e un po' sfigato ma sicuramente prezioso che è la blogosfera, termine tanto raccapricciante quanto ormai espressivo. Perché rimanda a una realtà ineludibile per chiunque nel nostro tempo abbia l'inquietudine dolente e prevalentemente scomoda della curiosità, sia pure con le pastoie cognitive e i non sempre colpevoli limiti intellettuali (non necessariamente intellettivi) di una generazione cresciuta a copincolla e di un mezzo che promette di esprimerne il pensiero on line in cinque-minuti-cinque, garantendo un'attenzione spesso discutibile. Più che altro, garantendo di esprimerne il pensiero. Come se la cosa si riducesse a capienza di server, larghezza di banda e logica di reti.

Ma questa valvola di sfogo globale che sono i blog, ovviamente globalmente di nicchia, non può che arricchire la società aumentando la circolazione delle idee attraverso canali di scambio potenzialmente devastanti e dunque utili se impiegati secondo buon senso, nonostante l'inevitabile sovraccarico di informazioni che produce. E nonostante la soggettività del buon senso stesso. Insomma è stato Blogfriends, detto anche Blogtovarich, para-blog scaccesco collettivo, molto più para- che altro, a rafforzare la consuetudine di questi luoghi. Così, dopo un congedo del tutto volontario da una tribuna di voci diverse a cui si era smesso di riconoscere la stessa facoltà di espressione in nome di un senso del rispetto altrui inteso a corrente alternata, di una personalissima concezione della salvaguardia della pluralità di vedute anche politiche e di una pretesa di obiettività spesso impropriamente mutuata da doti e meriti professionali comunque indiscutibili, mi ritrovo ancora a misurarmi, tra il serio e il faceto, con l'interrogativo di albertiana memoria che da sempre mi attanaglia:

 QVID TVM?

Peccato: da quelle parti non è più possibile. Così lo faccio in questo spazio personale, fingendo la maturità necessaria.

Ultimo aggiornamento: Nov 16th 2009, 1:48 am GMT.